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venerdì 24 giugno 2011

ciao amore ciao

Sono venuta a salutarti.
Con tutta l’anima che ho e con tutto il bene che posso e che ho potuto. Con il cuore in mano di oggi e con tentativo disperato di ieri perché le cose andassero bene. Meglio di così sicuramente.
Ti saluto con la consapevolezza feroce di dover tornare sulla mia strada, allontanandomi dalla tua. Con la coscienza di non poter più aspettare attenzioni lente e desideri deboli e notizie cattive.
Vengo oggi con il sorriso dei pochi momenti passati a ridere nel letto, con la gioia pura di non volere niente altro da quei momenti, con la mano tesa dei consigli scambiati nei momenti tesi, con il cielo azzurro di fuerte e i balli scemi e divertenti. Vengo con l’ammirazione per alcune trovate della tua testa e il dispiacere per i bavagli della tua anima.
E vengo anche con il nodo in gola e la tristezza dei tanti giorni da sola, in cui mi sono sentita sbagliata e inadatta ed in cui ho perso fusis. Quella intensa e pacata. Ragionevole e forte. Quella in equilibrio, con la voglia matta di amare e di scoprire. Quella che ride forte e che ha cercato a lungo di essere una buona complice.
Ti saluto con l’incanto dei primi giorni in cui ogni scusa era buona per scoprire nuove cose di te, ed il dispiacere degli altri in cui mi sono sentita messa da parte. Ti saluto con la fusis che per lungo tempo non è voluta andare via. Ostinata e testarda. Convinta fino in fondo. Di cosa non so bene. Ma non era importante capirlo. Bastava quell’entusiasmo ritrovato dopo anni.
Vengo a salutarti con un abbraccio forte, come forti sono le mie emozioni e come intenso è stato il sogno. E spero tu capisca quanto mi costa lasciartelo lì. Insieme alle tue cose. Vengo anche con la durezza dell’atterraggio, in cui ho tentato di non farmi male e me ne sono fatta, sbucciandomi mani e ginocchia. E lo so che chi ha testa la deve usare ed io non l’ho fatto, ma a volte la pancia ci prende la mano ed è bello anche così. Fin quando non fa troppo male e ci toglie le energie e l’allegria.
Sono venuta a salutarti perché questo gioco del “va tutto bene” e del passare sempre a pelo d’acqua non è mio e te lo restituisco. Ti porto l’incapacità totale di fare finta di niente. La sofferenza del vederti allontanare gradualmente … un po’ con il mare in mezzo e un po’ no. Ti porto la mia forza di riprendere le redini e di dire a fusis che non era sbagliata e non deve sprecare energia e allegria.
Ti saluto con la tristezza della sconfitta, con l’amaro dei miei sentimenti sprecati e della tua noncuranza, con la nostalgia per momenti che a me sono sembrati perfetti. E ti saluto con i mille colori delle giornate andate bene.
Sono venuta a salutarti, prima che l’amaro, la delusione e la nostalgia si tramutino in rabbia e spazzino via tutto..il tanto o il poco che c’è stato di prezioso . Non potevo non farlo. Me lo devo e te lo devo.

giovedì 10 marzo 2011

ECCHECASPITA

io ho deciso....io ti voglio bene. Poi tu fai un pò come ti pare.
Insomma altrimenti faccio il doppio della fatica. A rassegnarmi che non mi vuoi bene allo stesso modo e a contenere quello che sento io.
Allora meglio una fatica sola.
"ti voglio tanto bene e ci sarò perche te se sentirai nel cuore un amore che non c'è"

martedì 11 gennaio 2011

onde

Ed il lavoro condiviso e le lezioni di spagnolo, il mio sito, il biglietto da visita e la tua mensola e i programmi per i fine settimana e le millemila cose da fare …. Ancora …. e questa volta sono in ballo. Non come con Andrea e più che con Filippo. E la sensazione di alta marea, ondate successive che mi avvicinano e mi allontanano.
Ti ricordi il primo bagno a fuerteventura? Le onde altissime e all’inizio solo io e te, ognuno per conto suo, ma un pizzico di complicità, anche solo per essere gli unici a sfidare le onde giganti. Respiravo bellezza e timore. Per essere lì nell’oceano per la prima volta, affascinata da quelle onde altissime e spumeggianti e forti che mi trascinavano annullando la mia volontà. E timorosa, senza sentire il freddo del vento per la troppa adrenalina ed emozione. E tu eri lì. E un po’ mi godevo me e un po’ ti guardavo.
Ora ho la stessa sensazione di folle euforia e timore..ma mi lascio trascinare come allora, con l’unica prudenza del fondale basso che in parte posso controllare.

mercoledì 5 agosto 2009

NUOVA RINASCITA

Un anno esatto o poco più. Un anno troppo difficile. Strappati via i punti fermi, tolte radici e certezze (oggi direi presunte). Un cammino tutto in salita. All'aria amore e lavoro. Amicizie da riallacciare. Vuoto e nero.

Poi il cammino lentissimo. La cucina completamente allagata per le violente piogge invernali, un lavoro brutto in un posto peggiore e maleodorante, gli amici di lavoro sparpagliati dalla distanza e dallo scoraggiamento. La serata da incubo in cui lo studio ha chiuso con te (capo e mentore) che mi vomiti addosso tutta la tua frustrazione umiliandomi per il gusto di sentire il potere.
E ogni pochi mesi tutto da rifare.
Ma sempre l'ostinazione di tenere vicine solo le cose che contavano veramente anche quando era facile davvero appigliarsi a finte ceretezze di convenienza.
Un anno in un una casa diventata ostile, in una pelle che non faceva più da scudo e sembrava lasciarmi scoperta ad ogni intemperia esterna.
Sempre la certezza che il cammino doveva avere il mio ritmo, anche a chi mi diceva che era lento.

Ora, un anno dopo, una VITA NUOVA. Al mare con gli amici vicini in questi mesi, parole calde e colorate, vento tra i capelli e abbracci. Il compleanno di C., aperitivo allegro e complimenti e premure di amiche nuove e intense.
Nuovi interessi (o forse i miei di sempre, ma ritrovati più intensi). Mille contatti e menti, mille letture e tanta umanità. Il bene che esce quando vuole e con chi vuole, sereno senza aspettarsi nulla in cambio. Anche con chi non lo merita davvero. Anche con il mio ex. Irrispettoso ed egoista. Per lui sono stata negli ultimi mesi, magazzino e fonte di conferma per un ego incerto.
Sorrido, anche con punte di amarezza.

La nuova fusis, più forte e più disposta ad essere debole quando serve, più consapevole. Nuove abitudini, nuovi percorsi. Nuovi occhi che sorridono.
E una nuova anima da scoprire...con cui dormire, da accarezzare, da guardare, con cui ridere. Di cui stupirsi. Oscillo, ma ci sono. Un pò animaletto ferito, ma curioso.

giovedì 25 giugno 2009

E’ TUTTO QUI QUELLO CHE RIMANE?

Una telefonata fredda e concisa usata solo per l’organizzazione? Una voce dura e sbrigativa? E’ questo che rimane dei progetti, dell’amore, delle carezze…
una telefonata per organizzare la chiusura definitiva....
“ciao ti disturbo? Volevo dirti che per giovedì va bene. Dimmi solo a che ora.”
“alle nove va bene? Sì, va bene”
“ok allora ci vediamo giovedì”
“a giovedì”
Nemmeno un come stai, buttato lì per sbaglio. Nemmeno un po’ di emozione nella voce. Il deserto dell’anima. Io ho finto. Per non essere scalfita. Per non essere colpita. Per dimostrare una indifferenza che non mi appartiene.

giovedì 18 dicembre 2008

a cuore aperto

Ti voglio bene..sei una persona morbida e affettuosa. Consoli sempre gli altri e lasci dietro le tue debolezze. Lasci nervi scoperti che a volte gli altri toccano facendoti male. Perché non sanno. Ma la tua aria sempre dinoccolata e pacata inganna. Cazzeggi indolente scherzando su ogni cosa, sembri lasciarti trasportare e poi..d’improvviso cerchi abbracci e rifugio.

lunedì 27 ottobre 2008

VOLLI FORTISSIMAMENTE VOLLI


Volere volare e ricominciare senza sempre capire e senza sempre pensare. Volere vivere senza ragionare sull’opportunità di fare sempre la cosa giusta per te e per tutti che tanto poi è giusta solo per alcuni e poche volte lo è per te.
Volere stringere l’aria e la gioia e due braccia e una carezza senza chiedersi quando e per quanto. Volere sapere cosa sarà domani con gli affetti più cari. Da mettere in tasca e o in un cassetto profondo e chiuso o spolverarli e lontano dal dolore e dall’orgoglio riprovare a costruire. Volere sapere se lottare o rinunciare. Se gioire ancora è possibile con la persona che abbiamo nel cuore o se dobbiamo dare un bel taglio al passato e per dimenticare usare un chiodo che magari non scaccerà bene l’altro, ma ci farà respirare.
Piccoli respiri di aria fresca. Irragionevoli e strani, ma a volte va meglio così. Volere razionalmente innamorarsi di nuovo e di quella gioia della conquista fare il motivo del risveglio del mattino. Volere farsi rapire da occhi e mani, un po’ forzatamente. Un po’ e solo se dall’altra parte si vede interesse. Per non cadere. Per non rischiare.
Volere tornare a galla e guardare il cielo e sentire l’allegria che ti fa il solletico nel petto e nella gola che poi ti viene da ridere.

lunedì 13 ottobre 2008

domenica

Mi hai svegliata. Dopo una notte di festa ed alcol. Dopo il mal di testa e lo stomaco sossopra. Sono arrivata ad aprirti con un solo salto. Dal sonno profondo al cuore che batte all’impazzata. Mi hai abbracciata, ancora con il calore del letto, i segni del cuscino. Arruffato come un uccellino anche tu. Con il mio regalo ed un sorriso. Con la barba che ti protegge dall’esterno ed una strana maglia grigia. Ad un certo punto poso le mie labbra sulle tue. Con tutta la delicatezza che posso e con tutto l’amore …… in quelle labbra mille parole che non ti saprei mai dire in modo migliore.
Sento l’energia che passa. Sento l’emozione, la mia la tua mista a paura. Ti lascio andare e mi guardi stupito … mi chiedi il perché, mi dici che non te lo aspettavi, che non c’entrava niente. Ma non sei arrabbiato. Forse stupito o preoccupato del balzo che ha fatto il tuo cuore vicino al mio o forse solo la sorpresa. Il perché è facile … mi è scappato l’amore di fuori. Mi hai chiesto perché ed io ho girato intorno alle parole, giustificando la cosa con uno slancio. Ma la risposta erano solo due parole corte corte, che non ti ho detto e che mi continuavano ad uscire dagli occhi.
Ti amo. Con tutta la forza che riesco a contenere e non vedo perché non dovrei. Alla fine le cose faranno il loro corso comunque o tornerai o smetterò, troppo stanca per aspettare ancora.
“Potrei parlare, discutere, stringere i denti, sorridere, mentire infinitamente, dire e ridire inutilità
….. quello che sento dentro un cielo immenso dentro”

martedì 30 settembre 2008

QUATTRO CAPELLI

stamattina ho trovato sei capelli bianchi nella mia frangetta. A luglio ne avevo solo due. Mi sono cominciati a venire nel 2000, alla morte di mia nonna materna...una nonna che mi adorava incondizionatamente e che ho imparatao ad amare solo quando io ero più grande e lei stava già male. Ma abbiamo stabilito proprio per questo un rapporto profondissimo ed esclusivo. Un linguaggio solo nostro..fatto di sguardi e parole strane. A dire la verità allora mi erano diventati bianchi alcuni peli delle sopracciglia...(per fortuna quelli che mi tolgo al centro!!!).
Da allora mi spuntano capelli bianchi solo dopo periodi di pena. Quindi quattro capelli sono per la pena degli ultimi mesi...........direi che basta.
Quattro capelli sono molti, e chissà quanti non ne vedo e non ne ho contati.
Molte notti insonni, molti sorrisi chiusi, molte risate morte in gola.
bEH..il dolore ci sarà ancora....ma a sprazzi, naufrago in una forza ritrovata. Più di tutto ora mi ferisce il deserto, il silenzio, la scelta alternativa e facile che ha fatto. Ma ogni scelta parla di noi. Di quello che siamo, di quello che vorremmo essere. E il dolore ci lascia nudi di fronte alla vita e agli altri. Allora da lontano osservo, anche quello che non vorrei. Ma va bene così.
Si ricomincia....

sabato 13 settembre 2008

TEMPORALE


Da mesi non pioveva..non mi è mai piaciuta la pioggia, ma ieri, ieri era tutto diverso.
Mi sembrava di riprendere fiato dopo una lunghissima apnea. Si muoveva finalmente aria fresca tra i palazzi del centro, tra le pietre impolverate e sudate. Il cielo cupo carico di angoscia sembrava cominciare a liberarsi. Ad un certo punto…il faro del motorino accendeva le gocce grandi in coriandoli di’argento…sulle braccia, sul viso, sul collo. Ho sempre odiato la pioggia…e invece mi sembrava che i polmoni si aprissero. Finalmente aria, finalmente.
Poi sempre più forte, lampi che accendevano la mia terrazza e le gocce come piccole farfalle d’acqua, mentre il cielo brontolava forte.. poi gridava. Come se il dolore finalmente uscisse fuori, come se lo scoraggiamento lasciasse spazio alla forza. Finalmente.

Voglio provare, voglio dimostrargli quello che ho dentro senza averne paura,voglio aprire il cuore e far vedere quello che ci ho trovato e donarlo. Voglio provare a lenire le ferite inutili e a riprendere la felicità gettata via per stupidità, per cecità. Forse per paura di mettermi in gioco veramente o per paura di crescere. Reprimere un sentimento è più doloroso che conviverci.
E’ una strada difficile e può essere molto dolorosa, ma non si decide di provare un sentimento solo per quello che si ha in cambio o se si è certi di averlo…
Io mi sento meglio…un po’ spaventata, ma meglio.

mercoledì 10 settembre 2008

continuo

dicevo..ho tentato di resistere, di reagire. alla tristezza, alla solitudine, al senso di abbandono e di vuoto. E poi..ieri sera a sentirlo così dannatamente impermeabile avrei voluto morire. Quattro anni di vita insieme, altri due senza condividere lo stesso tetto...e.............due mesi bastano per cancellare tutto dal cuore? Nulla ti rimane attaccato agli occhi, al cuore, al naso. Nessun odore, dessuna sensazione tattile, la morbidezza di un abbraccio, la bellezza di un sorriso. bastano due ridicoli mesi per annullare un sentimento profondo? Nessuna nostalgia o tentennamento..e cazzo avolte servono i tentennamenti, a volte sono utili i tentennamenti, a volte sono semplicemente umani. perchè se dopo 60 giorni ti sei già lavato il cuore con la candeggina... se lo hai già svuotato..allora ce lo avevi davvero piccolo! Il mio lo sento immenso e stanto a svuotarlo. Ed avrò anche sbagliato io, ti avrò anche ferito, trattato male amato male, ma...una possibilità, un'occasione un grande amore la dà. La deve dare.
Avrei ovviamente preferito la rabbia, gli insulti, le accuse. Ma il vuoto, il deserto NO. Non è cosa mia il deserto dell'animo e non mi basta che tu mi dica che sei fatto così perchè uno non è fatto sempre alllo stesso modo e non credo ti sia capitato altre volte di metterti in gioco così, di costruire un futuro con una persona pensando che fosse per sempre e poi rinunciare..allora non reagire come fai di solito...reagisci come uno che affronta le cose per la prima volta. Anche con la paura che se sbagli perdi tutto, con i dubbi di uno che sta spaccando la sua vita e che magari non riuscirai a mettere insieme i pezzi.
E se hai tutta questa freddezza, tutto questo vuoto me li devi far vedere, mi devi guardare e devo guardare i tuoi occhi vuoti e me le devi dire queste cose..devi darmi l'opportunità di avere voglia di fuggire da te. La forza di affrontare gli errori e allora non saranno quelli di averti fatto scappare, ma quello enorme, am più accettabile di non averti saputo guardare. Questo lo posso accettare.
Per quelo che riguarda me ...ieri sera il gusto amaro dell'annientamento: pensavo che sono due mesi che lotto contro l'angoscia e contro la tristezza, contro le lecrime e la solitudine. Mi distraggo, telefono, organizzo uscite e viaggi. faccio cose che in genere non facevo. per pigrizia. Per il gusto di tornare a casa e condividere il tempo con lui. Sono due mesi che vorrei stare immobile e in silenzio e al buio, ma le mie gambe continuano a camminare e le mie braccia a muoversi e prendere cose. Sono due mesi che continuo a respirare e mangiare malgrado tutto, con uno sforzo sovrumano. Andare a cena fuori, chiedere compagnia, ballare, puntellarmi sui pochi punti saldi e afre leva per alzarmi. E ieri sera mi sembrava che tutta questa fatica fosse stata inutile: perchè tutta la tristezza del mondo mi aveva avvolto ancora. E l'unica cosa che mi sembrava chiara è che non ce la potevo fare.
Oggi..chissà...un'incosciente tranquillità che ha trovato un posticino nell'anima..senza motivo...
Ma stasera guarderò la bestia negli occhi ...

venerdì 29 agosto 2008

FEDE TURCA


si ricomincia.piano.un passo, poi l'altro.solo un passo, davanti l'altro piede. Avanti.
Si ricomincia dalle MIE cose. Dai miei oggetti, dalle mie foto, i miei interessei, miei anelli e collane. La fede turca. Rappresenta la fede in me stessa, la fedeltà ai miei valori, al mio essere. l'ho comprata qualche anno fa e poi, dopo che il cane l'ha mangiucchiata l'ho abbandonata da una parte. E' ora di riprenderla...riparare un pò i danni e metterla al dito.
Si ricomincia dalle debolezze consapevoli. Si parte anche da quelle. se si conoscono si gestiscono meglio.
Aspetto intanto di svegliarmi una mattina e di sentire ancora quella sensazione di felicità per l'arrivo di un nuovo giorno...

mercoledì 30 luglio 2008

PENSIERO

chissà perchè a volte mi capita di soffrire più l'assenza che amare la presenza...dovrei rifletterci bene

martedì 8 luglio 2008

LA MANO


Sempre di più credo che la felicità sia semplicemente una condizione interiore, staccata dagli eventi della giornata. Insomma…a meno che non ci siano catastrofi o problemi davvero seri la maggior parte della quotidianità, dei gesti ripetuti e banali, non ci offrono motivi di gioia o di malinconia. Sono i nostri occhi ed il nostro cuore che trasforma tutto. Che ci consente di vedere durante il tragitto le immagini straordinarie in grado di stimolare la mente. Immagini che sono sempre lì, ma che decidiamo di vedere o meno.
Ieri, la tristezza negli occhi e l’incontro casuale con una persona che conosco poco. Dopo i soliti convenevoli la sua coscienza del mio sguardo spento ed una stretta di mano. Una di quelle che sono come un abbraccio caldo, un conforto denso. Di quelle che ti aspetteresti da un amico di lunga data. Ed il coraggio e la voglia di mettere via i pensieri tristi sale di nuovo..una mano…a volte basta una mano..

mercoledì 2 luglio 2008

IO UOMO, TU DONNA.

io cerco divertimento e prendo le cose alla giornata...e minimizzo e credo che la cosa che ci stuzzica di più sia la pelle. tu parliparli e ti offendi e ci rimani male...e metti in mezzo anima e affetti....TU DONNA, IO UOMO

lunedì 30 giugno 2008

coccodrillo

Non so se lo voglio più. Non so se il giocattolo è rotto.
Altro che giocattolo…non diciamo stronzate...mai considerate così queste parentesi di concentrato di vita, di emozioni, di pelle e odori e occhi. Quando ti tuffi negli occhi di una persona e c’è una sintonia particolare, un’energia che batte…tutto ricomincia a muoversi più velocemente. Come adrenalina, come pedali di una bici impazzita, come una girandola colorata al sole e al vento.
Giorni passati di messaggi e dialoghi scemi e di musica e risate. Di farfalle nella pancia e di batticuori. Ma non l’animo, il cuore..attenzione non è la stessa cosa.
In questo caldo che ti scioglie la volontà, la serietà ed i pensieri e ti rammollisce e con il sudore se ne vanno anche i buoni propositi (i miei credo siano un po’ strampalati) . Avevo lasciato andare le cose abbandonandomi al piacere di un adesso, senza pensare al dopo. Lo faccio spesso. Lo faccio solo per me.
Lui caramello e miele, retrogusto un po’ amaro, pericolo di appiccicarsi, e pericolo di scottarsi o di avere l’indigestione. Spericolato e pericoloso. Basta tenere la distanza. Si impara con il tempo. E con le mazzate. Ma poi la posta in gioco si alza.
In questi momenti sono un caterpillar…passo sopra a qualsiasi cosa in nome del più puro egoismo e corro verso quello che voglio e penso in fondo al mio animo che non voglio rinunciare perché la vita è breve e nessuno mi ridarà questi attimi di felicità. E di pura vita.
E poi lui, il mestierante un po’ goffo, un po’ distratto ed un po’ menefreghista si fa scoprire. E lei mi chiama.
La ragazzina. Con un passato da grande ed una vocina sottile.
E mi cerca. Vuole chiarimenti. Li vuole da me non da lui. Perché forse lui fa muro. E mi chiede per favore. E non posso rispondere.
E si spacca qualcosa, e le vene non tengono ed il cuore si nasconde per il dispiacere e le vorrei dire milioni di cose, proprio io sì, vorrei. Io che le ho tolto la tranquillità. Ed ho preso in prestito per un istante gli occhi di un uomo che non era già suo..perchè ognuno è solo di se stesso, ma lei non può capire e nemmeno io quando sono dall’altra parte. Perché me lo hanno insegnato così. Ma dentro so che me lo hanno insegnato male. E che l’amore non è possesso e non è esclusiva. Perché l’amore è un progetto fatto di mattoni faticosi messi tutti i giorni e una manciata di tempo rubato non fa la differenza.
Ma non posso dirglielo. Io proprio io.

sabato 21 giugno 2008

vorrei dire....

VORREI PARLARE DELLA PASSIONE E DELLA MERAVIGLIA,
delle etichette che vogliamo appiccicare maniacalmente su tutto e sui sentimenti (milioni di sfumature che scopro ogni giorno) come su barattoli di ingredienti in cucina.
Vorrei dire delle persone “buone”, anzi sedicenti buone che sono solo presuntuose incoscienti e spesso bigotte. Che sono quelle che nella mia vita mi hanno fatto e continuano a farmi più male, ferocemente male.
E vorrei dire di quelle invece che si conoscono, che sanno di loro e dei loro limiti e delle debolezze. Di quelle che sanno che l’animo umano è fragile, a volte egoista, invidioso, rabbioso, incontrollabile, meschino. Ecco io le amo le persone che mi dicono di esser anche quello…perché so che non avrò sorprese, so che si conoscono a fondo e sapranno quando si avvicineranno al limite, e forse si fermeranno.
Vorrei dire della pienezza che provo talvolta, facendo cose dedicate solo solamente a me, ricavando parentesi prepotenti nello scorrere della vita. Secondo regole che io ho stabilito per me stessa e non imposta chissà da chi e perché.
Parentesi di puro egoismo e di semplice autodedizione. Momenti in cui va tutto esattamente come voglio, in cui si realizzano piccoli desideri e gioie, in barba ai luoghi comuni, alle regole, al “si fa, non si fa”. Momenti che non vorrei mai perdere per non dire tra 20 anni che ho lasciato andare pezzi di vita e che sono stata una pianta.
Vorrei parlare della scoperta delle persone che rappresenta un viaggio meraviglioso e continuo. Vorrei dire della meraviglia intensa che provo ogni volta che incontro persone tanto diverse da me, una cultura nuova che mi offre pensieri diversi. E mi sembra di nascere di nuovo, di aprire gli occhi per la prima volta, mi sembra che mi abbiamo regalato nuova testa e nuovo mondo. Da esplorare e di cui stupirmi. Allora scopro nuove reazioni, nuove voci e modi di dire, nuove cose che fanno piacere o che non vanno dette perché fanno male. E scopro nuovi sorrisi e mani.
E vorrei dire della libertà che proverei sentendomi accettata per tutto quello che sono senza dover omettere parti di volta in volta diverse (anche piccoli dettagli) per il timore di non essere compresa, vorrei stare bene fuori così come sto bene dentro.

venerdì 6 giugno 2008

CATTIVE RAGAZZE

ANATOMIA DI UN’ ATTRAZIONE FATALE ( e non sto parlando di amore):

GLI OCCHI: Possibilmente scuri affinchè la passione sia bruciante ma soprattutto senza momentanea possibilità di recupero. (Devi pensare di non poter tornare più da quel gorgo.) Meglio se con uno sguardo bruciante con un pizzico di malizia, uno di arguzia e vivacità. Di quelli che quando ti fissano ti pungono e arrivano fino in fondo in fondo…

LE MANI: Grandi quanto basta, non troppo esili, non tozze, mai troppo lisce. Meglio se nodose. Guardandole deve venire voglia istantanea che si spostino da dove sono ai propri fianchi…insomma per la serie “mettimi le mani addosso!!” Ce ne sono tuttavia di due tipi: le mani da “manovale-operaio” (che per queste cose sono le migliori) oppure quelle da intellettuale intelligente un po’ sofferente…
I movimenti devono essere veloci e decisi.. niente piroette e rotazioni eccessive dei polsi modello ballerina.

LA BOCCA: E qui tocchiamo un tasto delicato…deve essere carnosa quel tanto che basta a non farla sembrare femminile. Spesso aperta in un sorriso, con denti bianchissimi e regolari. Socchiusa quando il soggetto in questione ascolta le nostre soavi parole…magari con la lingua che fa capolino..non si sa bene perché.
Il colore…le labbra non hanno tutte lo stesso colore e non è un dettaglio da poco. Io preferisco le labbra un po’ olivastre che contrastano con il colore delle gengive rosa. Insomma tutto quello che è latinoamericano, africano, mulatto, mischiato etc…
Vale il discorso delle mani..spostale da dove sono alle mie. Il tutto viene accompagnato da sguardi e interminabili minuti in cui smetti di guardare l’individuo in questione negli occhi e decidi di leggere unicamente il labiale perdendo ovviamente il filo del discorso e rimanendo con l’aria da ebete.

LE SPALLE E LE BRACCIA: Larghe, muscolose, potenti. Servono per poggiarsi, per piangere (ma non in questo caso), per soddisfare il nostro senso estetico ed animale in momenti particolari…quando facendo piegamenti di varia natura escono fuori muscoli, sudore e testosterone!!

IL TORACE: Anche questo deve essere “ben calibrato”. Tartaruga o panzetta a parte…è la circonferenza del torace che fa la differenza perché un ometto con il microtorace mi dà l’impressione di abbracciare mia sorella!!! Insomma è un po’ come alla visita per il militare…torace piccolo riformato ; )!!!

CAPELLI: intanto ci devono essere. Anche rasati a zero purchè se ne intraveda la presenza. Lisci o crespi poco importa. Meglio neri. Meglio corti. Meglio lucidi.

ALTEZZA: Sia perché sono petite, sia perché preferisco in genere uomini “compatti”, preferisco che non sia tropo elevata…per capirci le proporzioni devono essere meno Prassitele e più Policleto!!

Considerati optionals…ma graditi

SEDERE: stretto leggermente tondo e rigorosamente sodo. Certo se sopra ci sono minuscole fossette……non è male
SOLCHI: Alcuni uomini hanno, al di sotto delle anche, dei solchi che arrivano al bacino. Li ho scoperti studiando storia dell’arte, nelle statue dell’antica Grecia, copiate poi da Bernini, Canova etc. Ma li avevo visti solo in foto!!!!....poi no…anche no…
Ecco quei solchi secondo me sono molto invitanti..

In presenza di tutti questi elementi la razionalità ed il famigerato romanticismo femminile….svaniscono lasciando spazio a feromoni di mezzo chilo ciascuno. Non più in grado di intendere e di volere o quantomeno di ragionare lucidamente… annaspo fingendo noncuranza e autocontrollo….
Sarà la primavera!

lunedì 2 giugno 2008

ODIO I DESIDERI DEBOLI...





Non hai mai sentito dire che la bellezze delle cose ama
nascondersi ed è forte quello che ho dentro, distante dalla mediocrità

ho rischiato di perdere tuttoper non subire
non hai
mai sentito dire

che la bellezza delle cose ama sorprenderti ed è forte quello
che ho dentro distante dalla mediocrità ho bendato i miei occhi da tempo per non
vederla
ed avrei voluto trovarmi tra le tue parole più belle

raccogliere un brivido dai tuoi sguardi ed avrei voluto
trovarmi tra le tue risposte distratte
abbiamo vagato a lungo in quei
discorsi preziosi e contorti senza concludere ma è forte quello che ho dentro
distante dalla mediocrità ho inseguito il rumore assordante per non sentirla
ed avrei voluto trovarmi tra le tue parole più belle raccogliere un brivido
dai tuoi sguardi ed avrei voluto trovarmi tra le tuerisposte distratte
non
hai mai sentito dire chela bellezza delle cose ama nascondersi ...



domenica 11 maggio 2008

SLANCI

L'unica cosa che temo davvero è riuscire a dirti il bene che sento solo quando ormai sarà svanito.